Sillico

  Sillico: topografia di un borgo fortificato medievale

Il borgo del Sillico, posto a 7 Km a nord-ovest del capoluogo, arroccato su un panoramico colle di 711 m (slm) e circondato dai rigogliosi castagneti delle propaggini appenniniche, nasce come castello durante il Medioevo.

La sua originaria topografia è ancora in parte ricostruibile grazie agli elementi architettonici superstiti, in particolare diversi tratti del recinto murario da cui aggettano alcuni torrioni a pianta semicircolare e le due porte di accesso alla fortificazione.

Appena varcata la porta sud, contrassegnata da un parziale rifacimento in laterizi della volta, troviamo il complesso chiesa-campanile di impianto romanico. La chiesa, dedicata ai SS. Lorenzo e Iacopo, documentata per la prima volta nel 1168, ingrandita nel XVIII secolo, dell’originario paramento conserva alcune bozze inserite nella parte inferiore della facciata. Il campanile, invece, non interessato da ristrutturazioni moderne se non nella parte più alta, mantiene ancora il suo aspetto medievale per diversi metri da terra. In particolare lo stretto portale sormontato da arco cieco che si apre sul lato meridionale è confrontabile con quello di altre chiese meglio databili della zona (ad esempio San Biagio del Poggio e San Regolo di Vagli di Sotto) ed è attribuibile al XII secolo. Data la cronologia pienamente medievale non si esclude un utilizzo di questo come torre castellana. Anche lo stretto ma possente portale presente nel palazzo antistante la chiesa – l’edificio civile più rilevante del borgo, probabilmente databile all’inizio del XVI secolo –  è attribuibile al Basso Medioevo.

La rocca

Posta nel punto più elevato del paese e internamente all’originario circuito murario, la rocca del Sillico, vista dall’esterno, ci appare oggi come un grande tronco di piramide (10 x 14 m di lato), con alta scarpa di base e una sola stretta porta di accesso collocata nel lato sud-occidentale. Tre grosse feritoie, realizzate a sguancio e ad apertura rettangolare, sono presenti sui lati nord, est e ovest, rivolti verso la porta di accesso al castello della quale si conserva solo parte di un cantonale.

Per la caratteristica delle mura, spesse e scarpate, eseguite con una tecnica muraria che vede una disposizione caotica delle pietre legate da abbondante malta e per la tipologia delle feritoie, la realizzazione di questa struttura è databile al corso del Quattrocento. Da quel periodo in poi, infatti, di pari passo all’introduzione dell’artiglieria “a fuoco”, le strutture  militari (torri e fortezze) cominciarono ad evolversi architettonicamente: per poter resistere ai più potenti e rovinosi attacchi bellici furono dotate di mura più spesse (da cui il rinforzo “a scarpa”) nonché feritoie più ampie per permettere la manovra di più sofisticate armi di offesa, di mole maggiore rispetto a quelle medievali.

All’interno della rocca si trova, conservata per pochi metri in elevato, una torre a pianta quadrata di 6,50 m di lato, con riseghe di fondazione sia interne sia esterne ed alcune buche pontaie passanti, distribuite su tutti i lati. Questa struttura, messa in luce dallo sterro condotto all’inizio degli anni Settanta, per la tipologia muraria “a filaretto” e la caratteristica della pianta, è databile al XII-XIII secolo: si tratta della torre castellana del Sillico, che trova un confronto – territorialmente vicino – nella torre di Montaltissimo.

Non possiamo stabilire quanto fosse alta in origine ma solo ipotizzare, dal confronto con altre strutture simili meglio conservate, la presenza di 2 o 3 piani realizzati con solaio in legno, fra loro collegati da scale interne. L’accesso, di cui non rimane traccia, era posto, per motivi di sicurezza, ad alcuni metri da terra e si raggiungeva tramite una scala lignea, all’occorrenza detraibile.

In sintesi, l’evoluzione complessiva del monumento può essere così tracciata: una volta che la torre più antica, in uso nei secoli centrali del Medioevo, non si mostrò più strutturalmente adeguata ai nuovi criteri dell’architettura militare rinascimentale, venne “fasciata” dalla nuova e più grande rocca; ma prima fu in parte decapitata e interrata nella sua parte inferiore. Fra le due strutture si venne così a creare una sorta di “corridoio”. Come fossero invece organizzati gli spazi in elevato e in quale modo venisse utilizzata la struttura più antica dopo la costruzione di quella più recente, rimangono ancora punti da chiarire.

 Sillico dalla dominazione estense ad oggi

Nel dicembre del 1429 la comunità di Sillico e della vicina Bargecchia furono le prime in Garfagnana a giurare obbedienza al marchese Niccolò d’Este, certamente indotte a ciò dalla vicinanza al crinale appenninico e dunque all’influenza estense.

Si apre così un nuovo capitolo di storia, caratterizzato da un progressivo allontanamento di gran parte della Garfagnana dall’orbita politica lucchese e, di contro, dall’avvicinamento a quella estense. Il subentrare del nuovo dominio comportò, in campo militare, una generale ristrutturazione di molte roccaforti di origine medievale come Verrucole, Camporgiano, Castelnuovo, Ceserana, Palleroso, Sassi e Trassilico.  Adeguate ai nuovi canoni dell’architettura militare rinascimentale e presidiate da guarnigioni stabili, queste garantivano, ai signori di Modena e Ferrara, il presidio e la difesa del territorio di  recente  acquisizione.

Tale rinascita architettonica coinvolse anche la torre medievale di Sillico che, entro la prima metà del Quattrocento, venne  trasformata in una piccola rocca rinascimentale (vd. paragrafo precedente) nella quale si insediarono un castellano con due compagni. Evidentemente questo centro aveva allora un valore strategico non indifferente nel complicato equilibrio territoriale fra lo stato estense e quello lucchese, di certo non paragonabile alla sua marginalità nel quadro viario odierno.

Nel secolo successivo, quando il poeta Ludovico Ariosto rivestì, suo malgrado, il ruolo di Governatore Estense della Garfagnana, a Sillico abitava uno dei più temibili ‘banditi’ della Garfagnana: ‘Il Moro del Sillico’. L’abitazione di questo spregiudicato capo-banda, appartenente alla casata dominante dei Mazzei (il suo vero nome era Antonio) che molto filo da torcere dette all’Ariosto e per ciò entrato nella memoria storica garfagnina da oltre mezzo millennio, sembra identificabile con il bel palazzetto che domina la piazza della fontana, poco oltre la chiesa, significativamente caratterizzato da finestre e portali tipicamente cinquecenteschi.

Diverse abitazioni di pregevole fattura e notevoli dimensioni, assegnabili, per la tipologia degli elementi architettonici e per le date scolpite sui portali, in un periodo compreso fra il XVI e il XIX secolo, testimoniano un florido sviluppo insediativo post-medievale. Evidentemente il secolare sfruttamento della montagna appenninica, soprattutto sotto-forma di castanicoltura e di pastorizia integrate da un’agricoltura promiscua, condotta sui terrazzamenti che circondano il borgo, garantì una stabile economia fino al Novecento inoltrato.

La storia più vicina a noi è invece quella dell’abbandono: se alla soglia degli anni ’50 del Novecento, Sillico contava ancora 350 abitanti, oggi ve ne sono rimasti un centinaio, secondo la tendenza registrata in tutti i borghi più elevati e fuori mano della Garfagnana.

Tuttavia da ormai 10 anni gli abitanti del paese hanno dato vita ad una piccola-grande rinascita culturale ‘lanciando’ il patrimonio architettonico e paesaggistico del proprio borgo in occasione delle feste medievali. In queste serate ai visitatori vengono regalati momenti magici: tra le case in pietra e le vie lastricate, illuminate dalle fiaccole e popolate da personaggi in costume, si vive la suggestione di tornare indietro nei secoli.

Sillico si è così ben inserito tra le mete turistiche principali della Garfagnana e alcune vecchie abitazioni del paese e dintorni sono state recuperate per la ricettività turistica, unitamente alla riscoperta e valorizzazione dei prodotti tipici.